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Il primo imbarazzo

October 30, 2011 in Articoli, La prima volta non si scorda mai

Ognuno di noi penso ricordi benissimo quel benedetto giorno. L’anno zero, l’inizio di tutto o l’inizio della fine. Semplicemente, la prima moto. Il percorso tortuoso dalla scelta all’acquisto, dai primi metri fino ad arrivare al primo imbarazzo. Personalmente, ero come una vergine, eccitata ma impaurita allo stesso tempo. Sarebbe stata la cosa giusta da fare? Me lo sono chiesto un milione di volte. Avrei fatto bene a bruciare quei pochi soldi sudati in fabbrica durante tutta l’estate per la moto, per entrare in un mondo a due ruote che ancora non sapevo bene cosa mi avrebbe riservato. Eppure quello che provavo con il cinquantino mi piaceva un sacco. Un mondo fatto di gincane con gli amici, di interminabili pomeriggi e di scontri risolti solo a sportellate, come se in palio ci fosse chissà quale titolo iridato. Tuttavia a quei tempi l’onore di poter dire “ti ho dato la biava” era come vincere un campionato mondiale. Un mondo che fino a quel momento era fatto di telai rigidi e di buche troppo profonde per non storgere un cerchio. Di marmitte roventi e conseguenti bruciature nascoste ad arte ai genitori. Di motori che per quanto modificati ancora non riuscivano a dare prestazioni tali da farti mollare l’acceleratore. Ero pronto a vivere quel mondo nella sua pienezza? Al solo pensiero di poterla cavalcare nelle assolate domeniche estive mi veniva l’acquolina in bocca. Entrare nel gruppo di amici che solitamente scomparivano nei migliori pomeriggi estivi lasciandomi solo, a girovagare per strade inutili, con il mio piaggio ciao e un motore che di emozioni vere era ben avaro.

Ricordo perfettamente, quando avvisai chi di dovere che cercavo “qualcosa”. Dopo pochi giorni il classico amico trafficone che conosce tutti mi telefona per segnalarmi un affare! Il cuore mi sobbalza, si riempie di timore, ma non esita. “Quando passi che andiamo a vederla” fu la mia pronta risposta!
Cosi nel giro di qualche ora mi ritrovavo a casa del venditore che cercava di ammaliarmi elencando tutte le capacità e la bontà del mezzo, lo descriveva come se non ci fosse miglior affare da concludere al mondo. Cosa strana ricordo che continuava a sottolineare le doti estetiche, senza per nulla accennare a caratteristiche che riguardassero telaio sospensioni e ancor peggio motore. Tuttavia per mia fortuna ero accompagnato dal sempre presente amico che di moto se ne intende. Dopo averla provata mi sussurò, “vai tranquillo, tutto apposto !”. A quel punto ci pensai un attimo, le idee si affollavano in mente e valutare razionalmente diventava sempre più difficile, allora chiusi gli occhi e senza pensarci troppo dissi il mio primo SI! Ero diventato proprietario di una fantastica honda cr 125 del 1994. Qualche giorno dopo d’accordo con il solito amico andai a prenderla e chiesi a lui stesso di portarmela fino a casa. Lo aspettavo con ansia davanti al cancelletto di casa mia e quando arrivò mi sentii subito rinfrancato. Spense il motore, mi guardo e per la prima volta mi diede la mia moto.

Non ricordo di preciso cosa feci in quegli istanti ma ricordo molto bene cosa successe una decina di minuti dopo. Prima di riporre nel garage la mia nuova conquista bisognava togliersi lo sfizio. Bisognava farla urlare un po’. Pigiai forte il piede sulla pedalina, il motore si avviò e con non poca timore imboccai una piccola strada bianca. Il tiro del motore sembrava regolare anche se fin da subito mi accorsi che qualche buco ai bassi dovuto alla carburazione guastava un po’ la festa. Ad un certo punto arrivai ad un bivio, scalai in prima e con il motore quasi al minimo svoltai entrando in un bel prato verde. Era estate, il caldo e le poche pioggie avevano reso l’erba più diradata e il terreno duro e compatto, adatto per dare trazione alla mia bella gomma tassellata. In quel momento procedendo quasi a passo d’uomo in prima marcia non so cosa mi prese, ma volli arrivare subito fino in fondo. Non volevo tornare a casa senza aver sentito il brivido, così, fui subito accontentato. Affondai con incoscienza la manetta del gas e in un primo istante la risposta fu, dato il problema di carburazione, un po’ incerta. Ben presto all’incertezza iniziale subentrò un irruenza a me sconosciuta. Un grido di motore a due tempi mi scuarciò la testa. I giri andarono subito alle stelle e la ruota anteriore puntò subito il cielo lasciandomi quasi appeso al manubrio. Chiusi il gas e solo per pura fortuna riuscii a non cadere. Pensando mi resi subito conto di una cosa: mi ero imbarazzato per la prima volta!

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Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

February 12, 2011 in Diari di viaggio, Libri

“Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”
di Robert Pirsig.

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta

Quale è la differenza fra chi viaggia in motocicletta sapendo come la moto funziona e chi non lo sa?
In che misura ci si deve occupare della manutenzione della propria motocicletta?
Domande semplici ma per chi usa la moto non solo come un mero mezzo di trasporto possono diventare maledettamente profonde e complicate. Ecco di cosa tratta questo libro dal titolo particolare, dal quale non si capisce ancora bene se ci si trova di fronte ad un romanzo, una guida tecnica o un trattato filosofico. Nelle pause invernali, per coloro di voi che le fanno, o prima delle vacanze, può preparare il motociclista vero a trovare qualcosa di più della perfetta messa a punto o del miglior carico per il lungo viaggio. Un capolavoro, che ispirerà chi vede il viaggio in moto come qualcosa di quasi spirituale. Offre un approccio inteso come scoperta, come meta, come percorso della mente prima ancora che spostamento reale. Scritto nel 1974 sullo sfondo di un viaggio in moto dello scrittore col figlio dal Minnesota all’oceano Pacifico, affronta temi complessi quali la manutenzione della moto ed il senso della vita. Un lettura che vi farà intraprendere un vero viaggio.

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