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Liguria: il diario di viaggio di un motociclista.

October 31, 2011 in Articoli, Diari di viaggio

Giovedì 13 Ottobre:
osservo, avvolto nei pensieri quotidiani, luoghi e paesaggi che già conosco, che ho visto mille volte e che ormai ho fatto miei. Sono in treno, di ritorno verso casa in una cittadina del Friuli Venezia Giulia. Il ritmo cadenzato della locomotiva e i paesini che scorrono veloci nel paesaggio osservato attraverso quella sorta di oblò rettangolare accompagnano i miei pensieri a riflettere sul viaggio. Qualche giorno prima, infatti, avevo ricevuto un invito: visitare la Liguria, più precisamente Sarzana, le Cinque Terre ed altri itinerari tipici del viaggiatore in motocicletta.
Rifletto, valuto i pro e i contro di quel “coast to coast” nostrano che avrei dovuto affrontare in solitaria e prendo una decisione. Alimentato da una visione Eraclitea del divenire, che afferma che “Tutto scorre come un fiume” e nulla sarà uguale al momento precedente, e da un oraziano “Carpe diem” ormai compagno fidato di molti viaggi “on the road” improvvisati, decido che l’indomani sarei partito.
Venerdì 14 Ottobre:
inizio i preparativi che consistono nel fissare i bagagli (zaino e borsa serbatoio) sulla moto, ingrassare la catena, gonfiare i pneumatici e fare il pieno di benzina. La giornata è calda, soleggiata ma al tempo stesso molto ventosa. Parto e opto per andare in autostrada, uscendo però a Fornovo come consigliatomi da Niki e Umberto, i due motociclisti liguri che mi hanno invitato nella loro terra. Scelgo di uscire a Fornovo perchĂ© dopo quasi 400km di percorrenza autostradale, driblando camion e automobili, un po’ di relax credo di essermelo meritato. Relax che avrei trovato percorrendo il Passo della Cisa, un percorso di quasi 20 km che separa l’Appennino ligure dall’Appennino tosco-emiliano e che permette i collegamenti tra la bassa val di Taro e la Lunigiana. Un itinerario bellissimo, quindi, sia motociclisticamente per il grandissimo numero di curve, che paesaggisticamente essendo avvolto tra gli appennini. Poco prima di imboccare il passo, però, mi fermo qualche minuto a sgranchirmi e, vedendo un’anziana coppia intenta a trascinare un carretto, mi avvicino per chiedere indicazioni ed accertarmi di essere nella direzione giusta. La risposta è proprio quello che voglio sentire: “Prosegui sempre in questa direzione, ma è piena di curve, come se andassi in montagna” mi disse la donna, volendomi dissuadere da prendere quella strada. Subito ribatte prontamente quello che credo sia il marito: “Ma lui non ha mica paura con la moto, anzi si diverte”. Così, rigenerato dalla breve chiacchierata, saluto quella gentile coppia d’altri tempi e risalgo sulla fedele Kawasaki diretto a Sarzana.
Poco prima di Sarzana raggiungo Umberto in sella alla sua Honda Transalp che mi scorta fino alle porte della cittadina ligure. Facciamo pochi passi attraversando le mura della cittĂ  fortificata, che subito mi piace, salutiamo Niki, e vengo accompagnato ad Ameglia, in una palazzina molto carina dove avrei trascorso le notti.
A cena andiamo in un ristorantino tipico dove il mio palato fa la felice conoscenza dei piatti tipici del posto: testaroli olio e formaggio, testatoroli al pesto e testaroli al sugo di funghi, e poi patate al forno carne e dolce della casa ai frutti di bosco.
Sono qui da neanche mezza giornata e mi trovo già benissimo, tra paesaggi appenninici favolosi e persone tanto gentili, quanto forti d’animo.
Sabato 15 Ottobre:
Dopo una ristoratrice dormita vado a fare una camminata per Ameglia, cercando qualcosa di interessante da fotografare. Camminando intravedo fuori da un edificio una signora seduta su un gradino che fuma una sigaretta. Non conoscendo il paese, mi avvicino per chiedere informazioni sul luogo e su eventuali soggetti da immortalare con l’evoluzione del foro stenopeico che porto sempre con me. Faccio una chiacchierata di qualche minuto con la donna, alla quale sembra far piacere condividere la sua pausa sigaretta conversando con un turista. Mi spiega che se voglio fare belle fotografie senza allontanarmi troppo posso andare sul Monte Caprione tra Ameglia e Lerici, poco lontano, e da lì scattare foto paesaggistiche alla foce del fiume Magra. Dopo neanche un’ora sono in sella con la mia amica ligure proprio in direzione monte Caprione. La strada è scorrevole, il cielo limpidissimo e il paesaggio assolutamente da fotografare. Ad una sosta incontriamo anche altri due motociclisti che fanno i complimenti Niki per la bellissima terra dove vive.
Pranziamo a Sarzana e poi partiamo per il primo vero giro mototuristico del weekend.
Le tappe sono tante ed il gruppo è composto dal sottoscritto sulla Kawasaki ed Umberto e Niki sulla Honda. Partiamo da Sarzana, e poi, tutte d’un fiato, fermandoci solamente per fare qualche foto, Fosdinovo, Carrara, Cave di Fantiscritti, Massa, San Carlo, Arni, Castelnuovo Gartagnana, Passo dei Carpinelli, Aulla, e Malgrate dove ci fermiamo per cena. Il ristorantino è rustico e mangiamo molto bene, ma il freddo che ci aspetta fuori dalle porte del locale ci trattiene all’interno, dove per questo motivo, non esitiamo nell’ordinare tre tè caldi. Chiediamo anche se hanno due camere per la notte, ma le stanze sono tutte prenotate. Noi siamo vestiti leggeri e non per affrontare il freddo. Ci facciamo animo a vicenda e ripartiamo direzione Sarzana, affrontando quelle che qui chiamano le “lame di Aulla” per il freddo e le folate di vento gelido.
Nella mia stanza ripenso ai chilometri percorsi, ai luoghi visitati ed alle persone incontrate durante il giorno. In qualche modo mi sento quasi a casa e mi addormento con il sorriso in attesa del giro in moto della domenica.
Domenica 16 Ottobre:
Partenza mattutina da Sarzana, le tappe sono: La Spezia, le Cinque Terre (Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso), Levanto, Carrodano, Passo del Bracco. Qui ci fermiamo per pranzo in un ristorante molto frequentato dai motociclisti, mangiamo anche oggi molto bene (polenta, cinghiale e dolce tipico) e chiacchieriamo sui luoghi visitati la mattina.
Le Cinque Terre sono tra i luoghi più belli al mondo, citate da Montale, fonte di ispirazione per poeti e scrittori e Patrimonio dell’umanità dell’Unesco rendono unica la costa ligure. I borghi con i loro edifici tipici, ristorantini e negozietti, la roccia a picco sul mare e il fenomeno del terrazzamento rendono il paesaggio un’opera d’arte senza eguali. Sarei rimasto ore ad osservare quei luoghi ma avevamo altre tappe da visitare.
Si risale in sella e ci si dirige a Sestri Levante, Castiglione Chiavarese, Varese Ligure (famoso per le Valli del Biologico) e poi su, verso il Passo Cento Croci, Borgo Val di Taro, il Passo del Bratello, Pontremoli, Aulla e di nuovo a Sarzana.
Anche questa seconda parte del viaggio si rivela molto suggestiva avendo attraversato piccoli paesi e ben due passi, enfatizzati dai colori dell’autunno.
A cena ci fermiamo a Sarzana che finalmente ho l’occasione di esplorare e fotografare. Qui si continua con i piatti tipici: farinata allo stracchino ed una buona pizza, che nella dieta del turista italiano non manca mai.
Dopo il giretto per Sarzana torniamo ad Ameglia, stando attenti agli autovelox e mi preparo psicologicamente alla partenza dell’indomani verso casa. Il viaggio è quasi giunto al termine e mi dispiace dover lasciare queste persone e questi luoghi fantastici.
Lunedì 17 Ottobre:
saluto i ragazzi che mi hanno ospitato e riparto in direzione casa. Dopo pochi chilometri ho già una grande nostalgia di quelle persone e di quei luoghi così speciali.

 
I giorni passano velocemente, devo scrivere il diario di viaggio dell’uscita in Liguria, come cerco di fare per ogni viaggietto, ma per vari motivi il tiranno tempo non mi lascia l’occasione per sedermi ed impugnare penna e calamaio digitali.
 

Martedì 25 Ottobre:
Niki mi manda un link per email dove mi mostra quello che sta succedendo in Liguria, un’alluvione, una catastrofe che sta distruggendo senza tregua paesi e borghi e mietendo vittime innocenti di una natura che ti rende impotente. Nel testo dell’email c’è anche scritto quello è il ponte dell’autovelox di Ameglia. In quell’istante provo un nodo alla gola, sono preoccupato, diaspiaciuto, triste…le persone, i luoghi, tutto sembra un mare di fango. Mi dispiace per tutto, incredibilmente, anche per quel dannato autovelox. In quel momento spero che “Il fiume che scorre” sia solo quello riferito al pensiero di Eraclito, avrei voluto che l’unica cosa a scorrere non fosse quel imponente fiume di fango. La filosofia del pensatore greco in qualche modo si concretizza e lì, a Monterosso, Vernazza, Ameglia, Fiumaretta, Bocca di Magra, Borghetto Vara, Pignone, Aulla e Levanto nulla tornerà come prima, nulla tornerà come il momento precedente. Ripenso ai paesini visitati, alla signora che aveva condiviso la sua pausa sigaretta con me, ai negozianti ed alle persone incontrate nel cammino attraverso i borghi. La furia della natura non sembra placarsi.

 
I giorni successivi seguo le notizie sui vari quotidiani online e mi tengo in contatto con gli amici di Sarzana, la situazione è critica e anche le vittime aumentano. Chiedo se è il caso di andare ad aiutare in qualche modo o se c’è qualcosa che possiamo fare a distanza. La risposta è: “per quanto riguarda i volontari la situazione è abbastanza satura…invece…ti ricordi l’articolo che dovevi scrivere sul tuo viaggietto da queste parti… sarebbe un bel contributo per poter ridare speranza agli abitanti che di turismo ci vivono.”
 

Questo quindi è il perché della nascita di questo articolo con la forma del diario di viaggio…ed è rivolto a loro, a tutti i motociclisti che in quelle zone si sono emozionati guardando il paesaggio, a tutti gli innamorati che hanno preso per mano la loro anima gemella in quei piccoli borghi disegnati dall’uomo e dalla natura, a tutti i fotografi che hanno cercato di catturare con immagini quelle zone troppo belle per sparire nel tempo, a tutti quei turisti che hanno percorso centinaia e migliaia di chilometri per visitarle…e a loro…alle vittime innocenti, ai volontari e a tutte quelle persone che lentamente e tenacemente stanno cercando di ricostruire una casa e una vita nella loro terra.

 
Sosteniamo la ricostruzione di questi luoghi ed aiutiamo le persone coinvolte nell’alluvione, basta una piccola donazione da parte di tante persone, per portare un grande aiuto:

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Il punto di riferimento per tutte le notizie aggiornate in tema di aiuti è la pagina facebook “Alluvione Liguria Toscana” al contatto : www.facebook.com/sos alluvione liguria toscana
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Il numero 45500, un sms solidale,permette di donare 2 €.
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Per donazioni a favore del Comune di Pignone in Provinca di La Spezia, tra i piĂą colpiti
c.c. 88767 CARISPEZIA AGENZIA DI PADIVARMA
Iban: IT03G0603049690000088767C00
Intestato a “Associazione Turistica Pro Loco di Pignone”
Causale: “Alluvione 2011″
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Per donazioni a favore del Levante Ligure e della Lunigiana promossa da Corriere e La7
IBAN: IT8000306905061100000000567
Beneficiario: “Un aiuto subito. Alluvione Levante Ligure e Lunigiana”
presso Banca Intesa San Paolo filiale di Roma, viale Lina Cavalieri 236.
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Riporto qui l’elenco per donazioni telefoniche, bonifici e aiuti dall’estero riportato sul sito ufficiale di sostegno al Comune di Vernazza:
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DONAZIONI TELEFONICHE (only form Italy)
* SMS al 45500 per donare 2 euro (TIM, Vodafone, Wind, 3, tiscali, poste)
* chiamate da rete fissa al 45500 per donare 2 euro (telecom, fastweb, tiscali, teletu)
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BONIFICI sui seguenti IBAN (sono tutti verificati e corretti)
* IT64W0603049870000046275829 (Carispezia a Vernazza – Causale:
‘Alluvionati 5 Terre’)
* IT11Y0617501400000003452080 (Secolo XIX – Causale: “alluvione Spezia”)
* IT80O0306905061100000000567 (Causale: Un aiuto subito)
* IT71U0617510702000002883180 (Comune di Spezia)
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TRANSFERS FORM ABROAD – SWIFT CODE – IBAN CODE
* CRFIIT2S365 – IT64W0603049870000046275829
Heading:”un aiuto per Monterosso e Vernazza”
Subject: «alluvionati 5 Terre»
Set up by Municipality of Monterosso (CARISPEZIA agenzia di Levanto)
* CRGEITGG040 – IT11Y0617501400000003452080
Heading : SocietĂ  Edizioni e Pubblicazioni (S.E.P.) Spa.
Subject: “alluvione Spezia”
Fundraising organised by the local newspaper « Il Secolo XIX »
* BCITIT22 or BCITIT31 or BCITIT33 – IT80O0306905061100000000567
Subject: “Un aiuto subito. Alluvione Levante ligure e Lunigiana”
By newspaper Il Corriere della Sera and the news channel TG7
(Banca Intesa Sanpaolo, Viale Lina Cavalieri 236, Rome )
* BPALITM1 – IT97A0516401418000000000433
* CRGEITGG – IT71U0617510702000002883180
(Comune della Spezia fondo pro alluvionati)
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Tutte le notizie da Vernazza qui:

http://www.facebook.com/pages/Diamo-una-mano-a-ripulire-Vernazza/139681949466634

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Pagina del Secolo XIX con tutti i riferimenti per gli aiuti

http://www.ilsecoloxix.it//p/la_spezia/2011/10/26/AOvewKHB-alluvione_aiutare_spezzino.shtml

Di seguito ci sono le immagini e i video prima e dopo la catastrofe:

 

 

BikersOnWeb e Niki (per le foto, le informazioni dettagliate e i costanti aggiornamenti).


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by andrea

La mia prima volta

October 31, 2011 in Articoli, La prima volta non si scorda mai

Prima di iniziare volevo ringraziare Michele per aver scritto il suo stupendo articolo riguardante la prima volta, perchè scrivendo a mia volta la mia prima volta ho ricordato momenti passati che mi hanno reso realmente felice, che mi hanno segnato molto e reso quello che sono ora, un ragazzo qualunque con la passione per la moto, quindi grazie ancora Mike. ; ) Mi scuso inoltre per la lunghezza dell’articolo.
La mia prima volta?? Domanda facile ma non per me, perchè sinceramente, non so da quale prima volta incominciare, questo perchè ho avuto la fortuna di avere un padre biker che mi ha trasmesso la passione per le moto e quindi posso iniziare scrivendo che la mia prima volta è stata quando andavo alle elementari, chiaro non guidavo io però voglio ricordare quel momento perchè è da li che forse è iniziato tutto o per lo meno mi ricordo di quel periodo quando mio padre mi portava in moto a scuola con la sua Honda cb 400 e in giri piĂą lunghi nei weekend…ragazzi che spasso mi sono sempre sentito bene in sella non avevo paura anzi mi sentivo a mio agio e il suono del quattro cilindri mi rilassava un casino!!! Per non parlare dell’odore dell’imbottitura del casco che sapeva di vissuto era buonissimo,così come il profumo della benzina che veniva messa nel serbatoio per il pieno. Tutte quelle spie colorate, la lancetta della moto che andava su e giĂą accompagnata dall’urlo del 400 e il ticchettio del motore una volta fermo, l’odore di benzina/copertoni/terminali roventi…haaaaaaa che mix di EMOZIONI bei tempi quelli. Purtroppo col tempo la mitica 400 fece posto a un altra Honda 400 XL questa volta però un enduro gigantesco tutto rosso che poi a sua volta si fece una pennichella di diversi anni in cantina per via di un altra Honda questa volta una Hornet’s 600 blu elettrica, piĂą tecnologica piĂą cattiva e piĂą sportiva!!!
Io in quel periodo andavo alle superiori e il mio mezzo era il Gilera Stalker (condiviso con mio fratello)straoriginale con una marmitta catalitica che puzzava da morire e snobbata da tutti perchè appunto originale (anche se nel meduna dava biava a tutti i ciao,zip,bravo modificati Polini Malossi grazie alle ruotone tassellate) però ero un felice sognatore proprio come adesso e il mio sogno era quello di avere anche io una moto seria, una moto che potesse farmi vivere tutte le emozioni che aveva fatto vivere ai protagonisti del libro” Corri fiero vivi libero” di Sonny Barger libro che mi aveva segnato parecchio. Così oltre a frequentare la scuola guida mi esercitavo con la XL che era stata fatta riposare in cantina per 4 anni.
La mia Seconda/Prima volta la ricordo così: ero nel cortile di casa con lei parcheggiata in mezzo li tutta rossa alta dannatamente alta per un bocia alto un metro e 50,pensavo ora tocca a me,oggi è IL Giorno. Deciso mi arrampicai sulla moto era alta e enorme se messa in confronto allo Stalker ma ero gasato e seguendo i consigli di mio padre caricai il kick start (altro che accensione elettrica) e niente…riprovai niente, riprovai niente ancora non voleva svegliarsi, ma alla decima volta si sveglio eccome!!! Scalpitava come una iena e ruggiva come un leone,un sorriso a 56 denti si fece presente sul mio faccino “OK ORA VIA IL CAVALLETTO INGRANO LA PRIMA E VIA VERSO LA CONQUISTA DEL MONDO!!……no.. non fu proprio così visto che mollata la frizione la moto si spense hahaha questa litania durò tutta la mattinata e per farla breve verso domenica sera iniziai giĂ  a avere confidenza con la walkiria rossa che mi fece vivere bei momenti all’interno della villa disabitata dove tra derapate e accelerate bestiali mi sbizzarrivo con la fantasia dove, immaginavo di essere un biker superduro o di aver girato il mondo……..che mona vero??
Questa è stata la mia Prima/Seconda volta ma la terza prima volta fu quella che ritengo piĂą bella quella che mi porterò per sempre nel cuore visto che mi ha aperto la strada e fatto vivere sul serio tante avventure, la ricordo così: I giorni passavano tra studio, giro in sella allo scooter, giro in moto e lezioni di scuola guida,insomma non mi annoiavo affatto ma alla fine arrivò quel giorno dove in un caldo Aprile verso le 7 di sera appena uscito da scuola guida arrivai a casa accompagnato dai miei genitori, una volta dentro il portico mio padre mi disse Andrea mi vai a prendere il casco della moto che l’ho dimenticato nel box? ok vado verso il box anche un pò seccato sinceramente, tiro su la porta e…………..due moto dentro il box?? affianco alla Honda del papi vedo un altra moto, era li, nera, cattiva, molto grande rispetto allo Stalker, con le marmitte cromate,specchietti cromati filtro aria cromato, parafanghi avvolgenti neri come la morte,un bicilindrico bello grande a vista con tanto di radiatore per raffreddamento era un Honda Shadow custom 125 stile Sonny Barger proprio come la desideravo insomma l’ Harley di noi 16enni.
Rimasi come un coglione per circa 10 minuti con la bocca aperta, le gambe che mi tremavano dall’emozione e piĂą cercavo di tenerle ferme piĂą si agitavano,non capivo se era mia o di qualche amico di mio padre, ero in preda a un mix di espressioni innaturali e emozioni contrastanti e voltandomi verso il portico vidi i miei genitori felici che mi sorridevano e li iniziai a capire che il mio sogno era li a due passi da me parcheggiato nel box, che era tutto vero e sopratutto tutto mio!!!
Io ancora li come un mona shoccato per la meravigliosa sorpresa, ancora incredulo a fissarla, come neanche un maniaco potrebbe mai fissare, ci salii sopra e che dire ragazzi non si può descrivere, mi veniva da piangere a momenti, quella sera ero ufficialmente il ragazzo più felice della terra e la mia mitica Shadow mi è stata sempre vicina sia con il freddo che con la pioggia e una volta anche con la neve, abbiamo vissuto belle avventure proprio come nel libro di Sonny. Ero felice anche perchè avevo un estate da conquistare logicamente in sella alla mia prima RAGAZZA!!!! LA MIA PICCOLA!!!!!!!!
E’ proprio vero la prima volta non si scorda mai e non si scordano neanche i bei momenti passati con lei e quelli brutti in cui in preda a cattivi voti,brutti pensieri,le tantissime tragedie amorose,in quei momenti in cui ero triste e avvilito io ho avuto la fortuna di avere lei al mio fianco che mi aiutava a superarli, è stata il mio migliore amico, quello che sa tutto di te sa cosa pensi e a cui dici tutto, è stata la mia donna che trattavo,accudivo e servivo scrupolosamente,lavandola,proteggendola dalla pioggia sotto i porticati, curandola con i tagliandi mettendole il bloccadisco per non farla scappare tutto questo per ben 5 anni .
Ragazzi che dire fino ad ora me la sono goduta alla grande in fatto di moto e posso dire di aver avuto come minimo 5 Prime Volte con moto differenti e con ognuna ho avuto sempre un’emozione diversa e bellissima nonostante si trattasse del solito “mezzo” della solita “routine”.
Vorrei ringraziare per tutto questo mio padre che mi ha trasmesso la sua passione e le sue esperienze, mi ha dato la possibilitĂ  di guidare tutte le sue moto (non so quanti padri avrebbero lasciato una hornet’s 600 e le altre moto a un bocia) e ringraziarlo inoltre per aver comprato il libro di Sonny Barger,libro che mi ha fatto scattare la molla, che ha innescato in me la voglia di guidare la moto e di non essere solo il passeggero quindi grazie PapĂ  grazie Sonny e grazie anche a tutte voi belle fanciulle: HONDA CB 400,HONDA XL 400,HONDA HORNET’S 600,HONDA SHADOW 125,YAMAHA DRAGSTER 600, HARLEY DAVIDSON DYNA SUPERGLIDE 1600,TRIUMPH STREET TRIPLE 675,TRIUMPH BONNEVILLE 865,TRIUMPH THRUXTON 865.

Andrea McQueen


Il primo imbarazzo

October 30, 2011 in Articoli, La prima volta non si scorda mai

Ognuno di noi penso ricordi benissimo quel benedetto giorno. L’anno zero, l’inizio di tutto o l’inizio della fine. Semplicemente, la prima moto. Il percorso tortuoso dalla scelta all’acquisto, dai primi metri fino ad arrivare al primo imbarazzo. Personalmente, ero come una vergine, eccitata ma impaurita allo stesso tempo. Sarebbe stata la cosa giusta da fare? Me lo sono chiesto un milione di volte. Avrei fatto bene a bruciare quei pochi soldi sudati in fabbrica durante tutta l’estate per la moto, per entrare in un mondo a due ruote che ancora non sapevo bene cosa mi avrebbe riservato. Eppure quello che provavo con il cinquantino mi piaceva un sacco. Un mondo fatto di gincane con gli amici, di interminabili pomeriggi e di scontri risolti solo a sportellate, come se in palio ci fosse chissĂ  quale titolo iridato. Tuttavia a quei tempi l’onore di poter dire “ti ho dato la biava” era come vincere un campionato mondiale. Un mondo che fino a quel momento era fatto di telai rigidi e di buche troppo profonde per non storgere un cerchio. Di marmitte roventi e conseguenti bruciature nascoste ad arte ai genitori. Di motori che per quanto modificati ancora non riuscivano a dare prestazioni tali da farti mollare l’acceleratore. Ero pronto a vivere quel mondo nella sua pienezza? Al solo pensiero di poterla cavalcare nelle assolate domeniche estive mi veniva l’acquolina in bocca. Entrare nel gruppo di amici che solitamente scomparivano nei migliori pomeriggi estivi lasciandomi solo, a girovagare per strade inutili, con il mio piaggio ciao e un motore che di emozioni vere era ben avaro.

Ricordo perfettamente, quando avvisai chi di dovere che cercavo “qualcosa”. Dopo pochi giorni il classico amico trafficone che conosce tutti mi telefona per segnalarmi un affare! Il cuore mi sobbalza, si riempie di timore, ma non esita. “Quando passi che andiamo a vederla” fu la mia pronta risposta!
Cosi nel giro di qualche ora mi ritrovavo a casa del venditore che cercava di ammaliarmi elencando tutte le capacitĂ  e la bontĂ  del mezzo, lo descriveva come se non ci fosse miglior affare da concludere al mondo. Cosa strana ricordo che continuava a sottolineare le doti estetiche, senza per nulla accennare a caratteristiche che riguardassero telaio sospensioni e ancor peggio motore. Tuttavia per mia fortuna ero accompagnato dal sempre presente amico che di moto se ne intende. Dopo averla provata mi sussurò, “vai tranquillo, tutto apposto !”. A quel punto ci pensai un attimo, le idee si affollavano in mente e valutare razionalmente diventava sempre piĂą difficile, allora chiusi gli occhi e senza pensarci troppo dissi il mio primo SI! Ero diventato proprietario di una fantastica honda cr 125 del 1994. Qualche giorno dopo d’accordo con il solito amico andai a prenderla e chiesi a lui stesso di portarmela fino a casa. Lo aspettavo con ansia davanti al cancelletto di casa mia e quando arrivò mi sentii subito rinfrancato. Spense il motore, mi guardo e per la prima volta mi diede la mia moto.

Non ricordo di preciso cosa feci in quegli istanti ma ricordo molto bene cosa successe una decina di minuti dopo. Prima di riporre nel garage la mia nuova conquista bisognava togliersi lo sfizio. Bisognava farla urlare un po’. Pigiai forte il piede sulla pedalina, il motore si avviò e con non poca timore imboccai una piccola strada bianca. Il tiro del motore sembrava regolare anche se fin da subito mi accorsi che qualche buco ai bassi dovuto alla carburazione guastava un po’ la festa. Ad un certo punto arrivai ad un bivio, scalai in prima e con il motore quasi al minimo svoltai entrando in un bel prato verde. Era estate, il caldo e le poche pioggie avevano reso l’erba piĂą diradata e il terreno duro e compatto, adatto per dare trazione alla mia bella gomma tassellata. In quel momento procedendo quasi a passo d’uomo in prima marcia non so cosa mi prese, ma volli arrivare subito fino in fondo. Non volevo tornare a casa senza aver sentito il brivido, così, fui subito accontentato. Affondai con incoscienza la manetta del gas e in un primo istante la risposta fu, dato il problema di carburazione, un po’ incerta. Ben presto all’incertezza iniziale subentrò un irruenza a me sconosciuta. Un grido di motore a due tempi mi scuarciò la testa. I giri andarono subito alle stelle e la ruota anteriore puntò subito il cielo lasciandomi quasi appeso al manubrio. Chiusi il gas e solo per pura fortuna riuscii a non cadere. Pensando mi resi subito conto di una cosa: mi ero imbarazzato per la prima volta!

BANCHIERE